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curiosità Giappone

VIAGGI FATTI > 2016 - GIAPPONE

Uno solo di questi rotoli

La prima fase dell'operazione si svolge tranquillamente.
Trovo la seconda porta a destra nel corridoio, senza essere tentata di aprire le altre sette che incontro, tanto è piccola la mia vescica, e procedo con un sollievo che nemmeno l'imbarazzo offusca. Sarebbe stato sgarbato chiedere a monsieur Ozu dei gabinetti. Dei gabinetti non potrebbero essere bianchi come la neve, dalle pareti alla tazza passando per una tavoletta immacolata su cui osiamo appena appoggiarci per timore di sporcarla. Tutto questo candore è comunque smorzato - di modo che l'atto non risulti troppo clinico - da una spessa, morbida, setosa, satinata e carezzevole moquette giallo sole, che salva il luogo da un'atmosfera ospedaliera. Da tutte queste osservazioni mi nasce una grande stima per monsieur Ozu. La netta semplicità del bianco, senza marmi né decorazioni floreali - debolezze sovente condivise dai ricchi che ci tengono a rendere sontuoso tutto quello che è triviale - e la delicata morbidezza di una moquette solare sono, in fatto di WC, le condizioni stesse dell'adeguatezza. Che cosa cerchiamo quando ci andiamo? Luminosità, per non pensare a tutti i nostri oscuri recessi al lavoro insieme, e qualcosa per terra che ci permetta di compiere il nostro dovere senza che diventi una penitenza, gelandoci i piedi soprattutto quando ci andiamo di notte.
La carta igienica, anche quella, aspira alla canonizzazione. Ritengo molto più eloquente questo segno distintivo di ricchezza piuttosto che possedere una Maserati, per esempio, o una Jaguar coupé. Il servizio che la carta igienica rende al posteriore della gente scava l'abisso tra le classi molto più a fondo di tanti segni esteriori. La carta di monsieur Ozu, spessa, soffice, morbida e deliziosamente profumata, è destinata a colmare di attenzioni questa parte del nostro corpo che, più di ogni altra, ne è particolarmente golosa. Quanto costerà uno solo di questi rotoli? mi chiedo premendo il pulsante intermedio dello sciacquone contrassegnato da due fiori di loto, poiché la mia piccola vescica, nonostante la scarsa autonomia, ha una grande capacità. Un fiore solo mi sembra un po' troppo poco, tre addirittura vanitosi.
Ed è proprio in quel momento che succede il fatto.
Un fracasso terrificante mi aggredisce le orecchie e per poco non mi viene un accidente. La cosa spaventosa è che non riesco a identificarne la provenienza. Non è lo sciacquone, che non sento nemmeno più, viene invece dall'alto e mi si riversa addosso. Il cuore mi batte all'impazzata. Conoscete la triplice alternativa di fronte al pericolo: fight, flee o freeze. Io freeze. Avrei voluto flee, ma di colpo non sono più in grado di aprire una porta chiusa a chiave. La mia mente elabora delle ipotesi? Forse, ma senza troppa chiarezza. Ho per caso premuto il pulsante sbagliato, valutando male la quantità prodotta - che presunzione, che orgoglio, Renée, due loti per un contributo così irrisorio - e come conseguenza vengo punita da una giustizia divina il cui tuono fragoroso si abbatte sulle mie orecchie? Ho forse gustato troppo la voluttà dell'atto - lussuria-, in questo luogo che tanto vi si presta al punto che dovremmo considerarlo impuro? Mi sono lasciata trasportare dallavoglia, bramando questa carta principesca, e mi sono macchiata senza ambiguità di un peccato mortale? Le mie dita intorpidite dal lavoro manuale, sotto l'effetto di una collerainconscia, hanno forse maltrattato il delicato meccanismo del pulsante con il fiore di loto e innescato un cataclisma nell'impianto idraulico che minaccia di far crollare il quarto piano?
Cerco ancora con tutte le forze di fuggire, ma le mani non riescono a obbedire ai miei ordini. Stritolo il pomello color rame che, usato correttamente, dovrebbe liberarmi, ma non accade niente di adeguato.
Adesso sono veramente convinta di essere impazzita o arrivata in cielo, perché il suono fino ad allora indistinto si fa più nitido e, cosa impensabile, sembra Mozart.
Per l'esattezza, il Confutatis del Requiem di Mozart.Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis! modulano bellissime voci liriche. Sono impazzita.
«Madame Michel, va tutto bene?» chiede una voce da dietro la porta, la voce di monsieur Ozu o, ipotesi più verosimile, di san Pietro alle porte del Purgatorio. «Io…» dico, «non riesco ad aprire la porta!». Non cercavo forse in tutti i modi di convincere monsieur Ozu che sono una deficiente? Ecco, la cosa è fatta.
«Forse sta girando il pomello nel verso sbagliato»
suggerisce rispettosa la voce di san Pietro.
Valuto un attimo l'informazione, che fatica a farsi strada fino ai circuiti mentali preposti alla sua elaborazione. Giro il pomello nell'altro verso. La porta si apre.
Il Confutatis si interrompe all'istante. Una deliziosa doccia di silenzio inonda il mio corpo riconoscente.
«Io..» dico a monsieur Ozu (certo, chi altri sennò?), «io… insomma… sa, il Requiem…».
Avrei dovuto chiamare il mio gatto Asyntaxis. «Oh, scommetto che si è spaventata!» dice. «Avrei dovuto avvertirla. È un'usanza giapponese che mia figlia ha voluto importare qui. Quando si tira lo sciacquone, parte la musica, è più… grazioso, capisce?».
Capisco soprattutto che siamo nel corridoio, davanti alla toilette, in una situazione che supera ogni canone del ridicolo.
«Ah…» dico, «ehmm… mi ha sorpreso» (e sorvolo su tutti i miei peccati venuti alla luce del sole).
«Non è la prima» dice monsieur Ozu con gentilezza, e sul labbro superiore gli si disegna un'ombra divertita.
«Il Requiem… in bagno… è una scelta… sorprendente» rispondo per ridarmi un contegno, subito spaventata dalla piega che sta prendendo la conversazione mentre siamo ancora nel corridoio, l'una di fronte all'altro, le braccia penzoloni, incerti sul seguito.
Monsieur Ozu mi guarda.
Io lo guardo.
È come se qualcosa mi si rompesse in petto, con un piccolo clac insolito, quasi una valvola che si apre e si richiude brevemente. Poi assisto, impotente, al leggero tremito che mi scuote il busto, e neanche a farlo apposta mi sembra che lo stesso accenno di trasalimento agiti le spalle del mio dirimpettaio.
Ci guardiamo, esitanti.
Poi, dalla bocca di monsieur Ozu esce una specie di oh, oh, oh molto delicato e molto tenue.
Mi rendo conto che dalla gola mi sale lo stesso oh, oh, oh felpato ma irrefrenabile.
Tutti e due facciamo oh, oh, oh, piano piano, guardandoci increduli.
Poi gli oh, oh, oh di monsieur Ozu si intensificano.
I miei oh, oh, oh somigliano a una sirena d'allarme.
Continuiamo a guardarci, emettendo degli oh, oh, oh sempre più sfrenati. Ogni volta che si calmano, ci guardiamo e ripartiamo con una nuova sequela. Io non mi sento più la pancia, monsieur Ozu piange a non finire.
Quanto tempo restiamo lì, a ridere convulsamente davanti alla porta del WC? Non saprei. Ma dura abbastanza da sfinirci. Perpetriamo qualche altro oh, oh, oh stremato, poi torniamo seri, per stanchezza più che per sazietà.
«Andiamo in salotto» dice monsieur Ozu, giunto decisamente per primo al traguardo del fiato recuperato.

Da “L'ELEGANZA DEL RICCIO” di Muriel Barbery



Se nella vostra vita avete visitato altre parti del mondo, vi siete senz’altro resi conto che esiste una grande ricchezza culturale in tema di defecazione.
L’umanità prende molteplici strade verso il sollievo.
Alcuni di noi si siedono su alti troni, altri si accovacciano sopra un buco per terra.
Alcuni di noi si puliscono usando fogli di carta, altri adoperano una brocca d’acqua appositamente riempita.
Alcuni di noi, li chiameremo “i giapponesi”, hanno inventato una magica asse del water, che trasforma l’atto della defecazione in un rituale di piacere tecnologico.
È possibile che abbiate sentito parlare di questi water giapponesi.
Forse avete anche potuto sperimentarli durante un viaggio a Tokyo.
Sono dotati di telecomando, sedile riscaldato e funzionano anche come bidet.
Alcuni modelli riproducono un soave rumore di fondo, in un tentativo di coprire altri rumori meno soavi.

Toto, il principale produttore di queste assi del water, ha introdotto il primo “Washlet” nel 1982 e si stima che oggi circa il 70 per cento dei giapponesi ne possieda uno.

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webMaster Paolo Onida - marzo 2018
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